16 agosto – Continuare a credere
Pochi giorni fa abbiamo celebrato la memoria liturgica di Santa Chiara che nella nostra parrocchia, grazie alla presenza delle sorelle Clarisse Francescane, celebriamo come solennità e non come semplice memoria. Nel pensiero comune l’immagine di Chiara che resta più comune è quella portata al successo dal film “Fratello sole e sorella luna” del 1972, dove viene rappresentata come una ragazzina piuttosto scialba, innamorata più di Francesco che di Dio.
In realtà Chiara è stata una donna tutt’altro che scialba, anzi piuttosto determinata, capace di accogliere la sua situazione di donna medioevale senza lasciarsi schiacciare dalla famiglia, dalla società e dalla chiesa. Ha resistito ai familiari che probabilmente la volevano sposata ad un buon partito, e certamente non seguace di Francesco, ha lottato con diversi papi che volevano seguisse la regola benedettina giungendo a scrivere una regola da se stessa, prima regola scritta da una donna e approvata dopo varie peripezie due giorni prima della sua morte.
Ha saputo essere fedele a se stessa, accettando il ruolo sociale della donna che, come sappiamo, era molto sfavorevole, ma costringendo il papa, e di conseguenza tutta la chiesa, a cambiare il proprio punto di vista e iniziare percorsi nuovi.
Esattamente come la donna protagonista del vangelo di oggi.
Questa donna parte da una condizione molto sfavorevole. È donna ed è pagana. Nel primo invio dei discepoli Gesù si raccomanda di non andare da pagani e samaritani ed era impensabile che un uomo si mettesse a discutere per strada con una donna. Lei ha entrambi questi svantaggi. In questo brano di vangelo Gesù si rivela pienamente figlio del suo tempo e del suo privilegio di membro del popolo eletto. Per noi non è facile accettare un Gesù così poco empatico e così offensivo: chiama la donna “cagna”, il modo con cui i giudei definivano i pagani, e poi dice che lui è venuto solo per i figli d’Israele.
Davanti ad un’esclusione che viene percepita immotivata ed ingiusta ci sono diversi modi di reagire. C’è chi reagisce passivamente, rassegnandosi che così va il mondo; c’è chi protesta in modi più o meno violenti ma in ogni caso alzando la propria voce; oppure si può cercare di cambiare qualcosa in noi per poter entrare nello standard che ci è richiesto.
La donna non fa nulla di tutto questo, o meglio fa tutto questo, prende qualcosa da ognuno di questi stili per creare la sua via, una via che risulta veramente nuova.
Inizialmente accetta la definizione di Gesù, si rassegna, potremmo dire, alla sua situazione di cagnolino. Ma nello stesso tempo ribalta le conclusioni di Gesù: il fatto di essere pagani non contrasta con l’idea di essere oggetto di pietà. Infine si mette in gioco in prima persona, si implica totalmente per trovare un terreno comune dove lei e Gesù possano incontrarsi. Lei non cambia, non promette una conversione al giudaismo, semplicemente si mostra per ciò che è e resta ferma nella sua posizione.
Una posizione coraggiosa, creativa e rispettosa che suscita la sincera ammirazione di Gesù, il quale non esita a riconoscere la verità profonda che abita in questa donna: la fede.
Come dicevo all’inizio questo mix perfetto mi ha fatto pensare a Chiara di Assisi, anche lei coraggiosa, creativa, rispettosa, anche lei, soprattutto, donna di fede.
Perché alla fine, il tratto più importante di questo vangelo è proprio la fede della donna. Gesù non viene semplicemente convinto dagli argomenti della donna e neppure sfiancato dalla sua insistenza, come lo sono invece i discepoli. Gesù capisce la ragione di fondo dell’atteggiamento della donna. Al di là di ogni possibile discorso questa donna crede! Crede che Gesù possa realizzare ciò che desidera ardentemente. Crede che sia capace di farlo perché lui è il Signore, Figlio di Davide e, soprattutto, che sia disponibile a farlo perché la richiesta è assolutamente in linea con la sua missione. È perché crede che insiste ed entra in discussione.
L’atteggiamento di fede si riconosce proprio nel fatto di continuare ad esprimere la propria fiducia in Dio anche quando l’apparenza è contraria, quando Dio appare lontano e incomprensibile, addirittura sembra ingiusto e indifferente. Malgrado la situazione avversa, la donna continua a lottare per la vita e a credere che Dio rivelerà di essere, alla fine, dalla sua stessa parte, superando tutte le graduatorie, perché si tratta veramente del Dio-per-noi e quindi non negherà il suo aiuto a chi si rivolge a lui, fosse anche un cane.
Don Domenico Malmusi