28 giugno – Accogliere
Di solito Gesù non chiede di essere amato. Dice che se lo amiamo possiamo dimostrarlo amandoci gli uni gli altri, dice che bisogna amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi, perfettamente in linea con tutta la tradizione rabbinica, ma raramente dice che bisogna amare lui.
Il testo di oggi però è molto preciso e molto duro: chi mette altri affetti prima di me non è degno di me. Don Milani, sul finire della sua vita, confessa ai suoi ragazzi di averli amati di più di quanto ha amato Dio, confidando nel fatto che Dio non si preoccupi poi troppo di questo che lui definisce una sottigliezza. Credo che la maggior parte di noi si ritrovi nello scritto di don Milani, o comunque trovi molto difficile fare una gerarchia di questi amori.
Come dicevo già domenica scorsa noi viviamo in una situazione molto protetta con valori che si sono evoluti nel corso dei secoli cambiando tante priorità. Oggi un valore universale è la libertà: libertà di culto, di espressione, di scelta… ma sappiamo bene quante persone hanno sofferto o addirittura sono morte a causa della religione che professavano, delle idee che esprimevano, delle scelte che portavano avanti. Padri che hanno ucciso i propri figli perché erano diventati cristiani, o che hanno sacrificato le figlie in matrimoni politici o monacature forzate uccidendole se si ribellavano, figli e figlie cacciati di casa perché omosessuali, perché rimaste incinta fuori dal matrimonio o semplicemente perché si rifiutavano di non poter scegliere il proprio destino.
Gesù è sempre stato dalla parte di tutte queste persone, vittime della pretesa altrui di avere in tasca la verità, persone che hanno amato più i loro ideali che la loro stessa vita.
Certamente i tempi sono cambiati, probabilmente nessuno fra noi ha messo a rischio la propria vita pur di portare avanti quella che riteneva o ritiene la cosa giusta, anzi è più facile che abbiamo scelto di abbassare i nostri ideali per non mettere a rischio certe relazioni, che abbiamo rinunciato a vivere una giustizia superiore pur di non avere la disapprovazione di qualcuno.
Amare Gesù non credo significhi stare ore ed ore davanti al Crocifisso, significa piuttosto amare ciò che lui ha incarnato e vissuto: la giustizia, la fraternità, la misericordia, la compassione, la condivisione senza giudizio. Perfino sulla croce si mette alla pari dei suoi due compagni: non rivendica nulla, non si proclama vittima di ingiustizia, semplicemente ascolta quello che lo insulta e promette una vicinanza eterna a quello che lo riconosce.
Scegliere Gesù allora significa seguirlo in questa via al di là dei commenti o della disapprovazione della società, degli amici, dei familiari, scegliere la giustizia superiore anche nell’incomprensione o contro l’opinione di chi mi sta vicino. Forse non perderemo la vita, ma certamente la radicalità divide le persone.
Il secondo invito di Gesù è quello di “prendere la croce”, un invito che facilmente interpretiamo in modo riduttivo per evitare di sentirci troppo distanti da ciò che intende Gesù. Scegliere la croce non significa prendere vie dolorifiche come i flagellanti delle processioni del Venerdì Santo, la croce non è dolore gratuito, è un dolore salvifico, una fatica che ha uno scopo preciso riguardo alla salvezza degli altri.
Spesso si dice che la gente di oggi non è più disposta al sacrificio, ma non credo sia vero. Ci sono persone che si sottopongono a diete massacranti per avere l’aspetto che desiderano, che si sfiancano in palestra pur di avere un corpo tonico… sono persone dispostissime al sacrificio. Il problema vero è che sono disposte a sacrificarsi solo per loro stesse, per aderire ai canoni estetici della società, per uno star bene con se stessi che ha poco a che fare con l’amore di sé che è anche la misura dell’amore al prossimo. Semplicemente perché il prossimo non esiste.
Nel finale Gesù esorta all’accoglienza specificando: “Chi accoglie un profeta perché è un profeta… un giusto perché è un giusto… un discepolo perché discepolo…”. Credo che voglia dire che le persone si accolgono nella loro specificità, nella loro unicità. Ciascuno di noi, ricco o povero che sia, giovane o vecchio, uomo o donna è una persona unica, specifica, speciale. Accogliere significa riconoscere questa unicità, dare valore a ciò che caratterizza e identifica ciascuno di noi.
Ciascuno di noi può essere inviato di Dio, può avere una parola profetica da dire, è importante saperla riconoscere, accoglierla, viverla per essere a nostra volta profeti, giusti, discepoli.
Don Domenico Malmusi